Il sito del porto antico è situato al di sotto dell’attuale lungo mare di via Principe Umberto e via Genova. Durante gli scavi del 1999 e 2001, sono state rinvenute 24 navi di cui due di epoca neroniana – vespasianea, 11 del periodo vandalico e 6 di epoca medievale.
Di fronte all’area di scavo sopra citata esistevano due chiese, rispettivamente al n° 7 e n° 14 di Corso Umberto. Le chiese erano quindi parallele tra di loro. Che in questa area vi fosse un culto religioso risulta da testimonianze del 1647 riportate nei documenti del processo tra le diocesi di Civitas e Ampurias e nel 1848 attraverso una Mappa De Candia, che riferiscono dell’ esistenza di due chiese gemelle dette di mare dedicate a S. Maria e S. Antonio Abate.
La vicinanza tra le due chiese extra-urbane, inusuale per l’urbanistica medievale e post-medievale sarde e più consona a quella d’età classica, e il rinvenimento di reperti archeologici interpretabili come ex voto consente di proporre l’esistenza nella stessa area di luoghi di culto più antichi, di età romana, punica e arcaica. Il culto potrebbe addirittura risalire ai secoli VIII-VI a. C., all’epoca della prima frequentazione fenicia e greca del sito urbano, alla quale si può ricondurre anche il santuario di Melqart – Herakles – Iolao sull’acropoli (ora chiesa di S. Paolo).
I due templi in età romana si aprivano sul foro (della cui pavimentazione è visibile un tratto accanto al palazzo comunale), cioè il piazzale circondato da edifici pubblici dove i cittadini si radunavano per trattare gli affari ed esercitare la giustizia. Da esso si dipartiva il decumanus (ora Corso Umberto), che con il cardo era la strada principale di un tessuto viario e urbanistico a incrocio regolare di assi orientato NNO-SSE. Dall’800 il Corso Umberto veniva chiamato S’Istradone ossia Strada Grande probabilmente a memoria dell’antica via romana.