Le vie interne del centro storico dovevano costituire il fulcro della Civita giudicale. La città medievale doveva essere chiusa da mura, delle quali è stato individuato in scavo un tratto in via Garibaldi.
Alcuni degli isolati e delle strade di questa zona risalgono almeno al XVII- XVIII, come testimoniato le iscrizioni scolpite sulle architravi di alcune case e che costituiscono una sorta di carta di identità dell’abitazione e – con il loro simbolo cristiano al centro – implorano la protezione divina su di essa. Si possono ammirare ancora delle architravi con iscrizioni su qualche ingresso o finestra. Schema seguito nell’iscrizione: – NOME E COGNOME DEL PROPRIETARIO – JHS J(esus) H(ominum) S(alvator) – Gesù Salvatore degli uomini – ANNO DELLA FONDAZIONE. Negli anni ‘40 il censimento attestò la presenza di 30 iscrizioni ma oggi se ne possono vedere meno di 20. Oggi le iscrizioni supersiti del Settecento sono 12.
Il materiale utilizzato in questa edilizia settecentesca è sempre il concio del granito ben squadrato e poco levigato nella faccia a vista. Le abitazioni tipo erano costituite da un solo vano rettangolare o quadrangolare che riceveva luce e aria dall’unica porta della struttura poiché le finestre non venivano aperte. Invece, non mancava la presenza del cammino, non sempre munito di canna fumaria con le conseguenze facili da immaginare. I servizi igienici si riducevano ad una nicchia dove veniva murato un catino d’argilla che, privo del fondo, comunicava con la pubblica fogna che correva sotto la strada.
Il pavimento era in battuto d’argilla più che in cotto e la copertura risultava fatta di frasche perché non ci sono testimonianze di uso delle tegole. Risulta infatti che l’uso delle tegole fosse riservato ad edifici pubblici come chiese o palazzi del popolo, mentre per le abitazioni si usavano le frasche che poi venivano spalmate con l’argilla.